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  7 . La ragione degli illuministi: uno strumento operativo.
  
  Da:  E.  Cassirer, La filosofia dell'illuminismo, La  Nuova  Italia,
Firenze, 1952.
     
         In  questo  passo  lo storico tedesco della  filosofia  Ernst
         Cassirer    spiega    il   concetto   di   ragione    proprio
         dell'Illuminismo: essa non  un "contenuto di cognizioni,  di
         princpi, di verit, ma piuttosto una facolt, una forza  che
         si  pu  comprendere pienamente soltanto nel suo esercizio  e
         nella  sua  esplicazione"; essa  non    un  "essere"  ma  un
         "fare",   ossia   uno   strumento   operativo   che   conosce
         scomponendo e ricomponendo gli elementi della realt.
     
Per  i  grandi sistemi metafisici del secolo diciassettesimo [...]  la
ragione    il territorio delle "verit eterne", di quelle verit  che
sono comuni allo spirito umano e a quello divino. Ci che conosciamo e
intuiamo grazie alla ragione, lo intuiamo direttamente "in Dio":  ogni
atto  della ragione ci conferma la partecipazione all'essenza  divina,
ci schiude il regno dell'intelligibile, del soprasensibile.
     Il  secolo diciottesimo d alla ragione un altro significato, pi
modesto.  Essa non  pi un complesso di "idee innate", date prima  di
ogni  esperienza, nelle quali ci si manifesta l'essenza assoluta delle
cose. La ragione non  tanto un siffatto possesso quanto piuttosto una
data forma di acquisto. Non  l'erario n il tesoro dello spirito, nel
quale  sia ben custodita la verit, come una moneta coniata;   invece
la  forza  originaria  dello spirito, la quale conduce  alla  scoperta
della verit ed alla sua determinazione. Questo atto determinante  il
germe  e  l'indispensabile premessa di ogni vera sicurezza.  Tutto  il
secolo diciottesimo intende la ragione in questo significato. Esso non
la  considera  come un fisso contenuto di cognizioni, di princpi,  di
verit,  ma  piuttosto come una facolt, come una  forza  che  si  pu
comprendere  pienamente  soltanto  nel  suo  esercizio  e  nella   sua
esplicazione.  Che  cosa  sia  e che cosa  possa,  non  si  potr  mai
giudicare dai suoi risultati, ma soltanto dalla sua funzione. E la sua
funzione  pi  importante  sta  nella sua  capacit  di  legare  e  di
sciogliere.
     Essa  risolve  ogni  semplice dato di  fatto,  tutto  ci  che  
creduto   in   base   alla  testimonianza  della  rivelazione,   della
tradizione,  dell'autorit; essa non riposa prima  di  aver  scomposto
tutto ci nei suoi semplici componenti e fin negli ultimi motivi della
fede e della credenza.
     Ma  dopo questo lavoro dissolvente incomincia di nuovo la  fatica
della  costruzione. La ragione non pu arrestarsi ai "disiecta membra"
[agli  elementi dispersi, rimasti privi di collegamento]:  deve  farne
sorgere un nuovo edificio, una vera totalit. Ma in quanto essa stessa
crea  questa totalit, in quanto riunisce in un tutto le parti secondo
una  norma  da  lei  stessa  determinata,  essa  vede  chiaramente  la
struttura dell'edificio che sorge in questo modo. La comprende  perch
  capace  di ricostruirla, nella totalit e nell'ordinata successione
dei  singoli elementi. Solo con questo duplice moto spirituale si  pu
definire interamente il concetto della ragione: come concetto non  gi
di un essere, ma di un fare.
